RUGHE E DOPPIO MENTO… LA PAURA DI INVECCHIARE

Posted by tismari on 9 Marzo 2019 in Leggo, rifletto e pubblico |

EBBENE SI’… A 44 ANNI HO IL DOPPIO MENTO E LE RUGHE E MI TENGO TUTTO!!!
FASTIDIO? TANTO MA BISOGNA ACCETTARE IL TEMPO CHE PASSA, O NO?
PER OVVIARE PERO’ USO L’EFFETTO BIANCO E NERO…

Leggo, rifletto e pubblico.

“Succede all’improvviso: ti guardi allo specchio, osservi i capelli pieni di fili grigi, la pelle non più luminosa e segnata dalle prime rughe, il corpo non più tonico, né magro come un tempo. E ti accorgi di non essere più giovane. È uno shock vero e proprio: fino a ieri ti sembrava ovvio essere considerata una ragazza, non pensavi che la vecchiaia sarebbe davvero mai arrivata, con quell’incoscienza tipica dei giovani che credono di restare per sempre tali. E invece no, quel tempo è finito e non ritornerà. Comincia una faticosa età di mezzo, dove chi ha energie – spesso oggi le donne di mezza età hanno ancora i figli molto piccoli – cerca di apparire più giovanile che mai, con tinte, trucco, diete, sport, mentre chi non ha tempo, o forse soldi, per curarsi si ritrova talvolta a camminare veloce per le strade, spesso a testa bassa: non c’è dubbio, scoprire di essere diventata invisibile agli occhi di chi prima ti guardava sensualmente fa male, per quanto sicure di sé si possa essere.
Ma uscire dalla gioventù significa anche realizzare che tutto diventa più complicato: ad esempio, cercare un nuovo lavoro, visto che le aziende assumono assai più volentieri giovani ventottenni che donne di quarantacinque. Questo purtroppo a causa di una retorica imperante nella nostra società: per cui ad avere la priorità, basta guardare magazine e siti di costume, sono i giovanissimi o giovani, o le giovani coppie trentenni in procinto di sposarsi. C’è spazio ancora per donne quaranta-cinquantenni dai corpi adolescenziali e visi ringiovaniti da trattamenti più o meno pesanti. Poi, il vuoto, come se si morisse a cinquant’anni, come se le donne oltre quell’età non avessero ragion d’essere, come se i loro corpi non potessero più desiderare, semmai vergognarsi di quei desideri”.

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